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Sabato 14 febbraio, in occasione di San Valentino, esce “L’amore è un’altra cosa” (Orangle Records), il nuovo singolo di Simone Tomassini, secondo capitolo del progetto “I dettagli”, un lavoro che unisce musica e scrittura in un racconto esteso, personale e coerente. Dopo “Se ci credo è colpa tua”, brano che ha segnato l’inizio di una nuova fase artistica, Tomassini torna con una canzone che rilegge il tema dell’amore senza idealizzazioni, scegliendo di raccontarlo nella sua dimensione più concreta e quotidiana.
Il cantautore comasco si allontana dall’idea romantica e patinata del sentimento, spesso distante dalle complessità reali delle relazioni, per mettere al centro un amore fatto di distanze, silenzi, abitudini e piccoli gesti che costruiscono nel tempo la vita di coppia.
In “L’amore è un’altra cosa”, Simone Tomassini sceglie di non aderire alla tradizione delle dichiarazioni perfette e delle narrazioni sentimentali idealizzate. Il brano si muove in una direzione diversa, più vicina alla realtà delle relazioni, dove il sentimento non è mai completamente lineare ma attraversa inevitabilmente contraddizioni, fragilità e momenti di incertezza.
L’artista preferisce immagini imperfette a quelle rassicuranti, evitando la frase giusta costruita per sembrare definitiva e optando invece per parole che restano aderenti alla realtà di coppia. In questa prospettiva, l’amore non viene trattato come un tema da celebrare o da raccontare secondo uno schema prestabilito, ma come una questione concreta, una condizione da vivere e attraversare nel tempo.
Tomassini decide di sporcare il sentimento, di metterlo in discussione, di lasciarlo incompleto. Non c’è l’intenzione di difendere una definizione romantica dell’amore, né di offrirne una versione consolatoria. Piuttosto, il brano osserva il modo in cui il legame tra due persone cambia, si trasforma, si ridefinisce con il passare degli anni e con l’accumularsi delle esperienze condivise.
Ed è proprio dentro questa imperfezione, così meravigliosamente umana e così visceralmente autentica, che il brano trova la sua forza narrativa. Un amore che non promette certezze ma che continua a esistere proprio perché accetta la propria incompiutezza.
Nel testo della canzone l’amore non assume la forma di un contratto o di una promessa solenne. Non è un rito da celebrare né un simbolo immobile. È piuttosto un’esperienza concreta fatta di ricordi, oggetti che conservano tracce del tempo, frammenti di vita quotidiana che riaffiorano con la loro polvere addosso.
Le immagini evocate dal brano rimandano a una dimensione domestica e intima, dove il sentimento si misura attraverso la permanenza delle cose e attraverso i gesti più semplici. L’amore diventa così qualcosa che si riconosce nella memoria degli oggetti, nei dettagli che restano quando le parole smettono di bastare.
In questo contesto prende forma una delle frasi centrali del brano, che restituisce il senso più profondo del racconto: l’amore è “prendersi per mano senza la paura di restare soli”. Una definizione che non parla di eternità o di perfezione, ma di presenza e di condivisione.
Il brano osserva il modo in cui le relazioni attraversano il tempo, accumulando ricordi, errori e tentativi di ripartenza. Non c’è l’idea di un sentimento immobile o definitivo, ma quella di un legame che cambia forma e che continua a interrogarsi su ciò che tiene davvero in piedi una relazione.
Il videoclip ufficiale del singolo, diretto dallo stesso Tomassini e realizzato interamente in piano sequenza, amplifica visivamente il significato del brano. Al centro della narrazione c’è la figura di una sposa, interpretata dall’attrice Valeria Spagnuolo, posta davanti a più possibilità.
L’immagine costruita dal video è volutamente ambigua. Non è chiaro se la protagonista stia andando verso il proprio matrimonio, se stia tornando indietro o se stia semplicemente scegliendo di fermarsi. Questa sospensione narrativa diventa la metafora perfetta del senso della canzone.
La figura della sposa non rappresenta soltanto un momento rituale, ma diventa il simbolo di una scelta che resta aperta. L’amore, suggerisce il video, non è un percorso lineare ma un movimento fatto di tentativi, cadute e ripartenze.
Attraverso il piano sequenza, la narrazione visiva accompagna lo spettatore dentro una dimensione sospesa, dove ogni passo può rappresentare una direzione diversa. Il risultato è un racconto che non impone una risposta ma lascia spazio all’interpretazione personale, proprio come accade nelle relazioni reali.
“L’amore è un’altra cosa” fa parte di “I dettagli”, il nuovo progetto discografico e letterario di Simone Tomassini. Il lavoro prevede l’uscita di un album accompagnato da un libro, in cui ogni canzone corrisponde a un capitolo capace di ampliare il racconto oltre il formato musicale.
L’idea alla base del progetto nasce dal desiderio di restituire alle canzoni una dimensione narrativa più ampia, permettendo alla musica di dialogare direttamente con la scrittura. Non si tratta semplicemente di affiancare un libro a un disco, ma di costruire un unico percorso narrativo che si sviluppa attraverso linguaggi diversi.
“Ho sentito il bisogno di dare alla mia musica tutti i dettagli possibili”, dichiara Tomassini. “Le canzoni sono piccole poesie, ma volevo che diventassero capitoli veri e propri, capaci di ampliare il racconto e di condurre chi ascolta dentro una storia più ampia, fatta di immagini, passaggi e momenti che non si esauriscono in tre minuti.”
Anche la copertina digitale del singolo sottolinea la dimensione personale del progetto. La scritta del titolo è stata infatti realizzata da Charlotte Tomassini, figlia dell’artista, creando un legame diretto tra la dimensione familiare e il percorso creativo.
Simone Tomassini è un cantautore e musicista comasco attivo sulla scena musicale italiana dai primi anni Duemila. Il suo percorso artistico inizia con il primo contratto discografico firmato con Bollicine, etichetta di Vasco Rossi, grazie all’incontro con Enrico Rovelli che diventa il suo manager.
Il debutto al Festival di Sanremo 2004 con il brano “È stato tanto tempo fa” segna l’ingresso nel grande pubblico e inaugura una fase intensa della sua carriera, caratterizzata da tour, partecipazioni al Festivalbar e aperture ai concerti di Vasco Rossi. Con il rocker di Zocca collabora anche alla scrittura di “Giorni”, titolo del suo primo album.
Negli anni successivi Tomassini pubblica diversi dischi che consolidano una cifra stilistica riconoscibile, collocata tra rock-pop melodico e forma-canzone. Album come “Buon viaggio”, “Sesso gioia rock’n roll”, “Va tutto bene” e l’omonimo “Simone Tomassini” costruiscono un percorso coerente e personale, lontano dalle logiche dell’esposizione obbligata ma sempre legato a una scrittura diretta e riconoscibile.
Parallelamente all’attività discografica e live, l’artista partecipa a progetti benefici con la Nazionale italiana cantanti e collabora come autore per altri artisti, tra cui Paolo Meneguzzi. Nel 2011 pubblica il suo primo libro, “Confessioni… di un pazzo”, ampliando ulteriormente il rapporto tra musica e racconto autobiografico.
Negli anni successivi prosegue il suo percorso tra nuovi singoli, tour ed esperienze internazionali, tra cui il primo tour in Argentina nel 2020. Nel 2024, in occasione del ventennale dalla sua prima partecipazione al Festival di Sanremo, pubblica una cover de “L’Italiano” di Toto Cutugno in uno speciale vinile 45 giri a edizione limitata e riceve il “Premio Roma Videoclip” alla Casa del Cinema di Roma.
In anni recenti sceglie di aggiungere il proprio cognome al nome d’arte come omaggio alla memoria del padre e del nonno, rafforzando il legame tra identità personale e percorso artistico.
Con il progetto “I dettagli”, che intreccia musica e scrittura in un racconto esteso tra album e libro, Tomassini torna a mettere al centro la canzone come spazio di osservazione e relazione con chi ascolta. Un ritorno alla dimensione più autentica della musica, dove il racconto personale diventa uno strumento per parlare di esperienze condivise e universali.
Scritto da: WebLive TV
Music & Media Press Elisa Serrani
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