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Il panorama musicale contemporaneo si arricchisce di una riflessione profonda sulla frenesia dei nostri giorni attraverso il primo lavoro sulla lunga distanza di un artista che unisce la disciplina fisica alla sensibilità cantautorale. Secondo quanto riportato nella nota di presentazione del progetto, il musicista e personal trainer bergamasco Papi· On ha rilasciato il suo album d’esordio intitolato “Euforia”, un’opera che esplora le implicazioni psicologiche ed esistenziali di una società costantemente connessa, dove l’imperativo della produttività si scontra con il bisogno di salvaguardare gli affetti più intimi e la dimensione della paternità.
Il concetto che dà il titolo all’album viene analizzato a partire dalla sua radice classica, dove indicava una condizione di benessere e favorevole evoluzione, per essere poi calato nelle dinamiche della modernità. Nella società attuale, l’euforia si trasforma spesso nel sintomo di un’iper-attivazione forzata, un meccanismo che impone di non spegnere mai i propri canali di comunicazione e di misurare ogni aspetto dell’esistenza, compresi i rapporti interpersonali, sulla base della disponibilità immediata e della velocità di risposta.
Il disco, registrato a Bergamo presso il 1901Studio con la supervisione tecnica di James & Kleeve e supportato dal Nuovo IMAIE, si struttura come un vero e proprio concept album di matrice pop rock. Le sonorità alternano la decisione delle chitarre a strutture ritmiche marcate, concepite per sostenere una narrazione che affronta direttamente la cronofobia. Questa specifica forma di ansia temporale, legata alla percezione di un’accelerazione tecnologica che comprime i momenti di riflessione, si traduce nella difficoltà di metabolizzare il passato e pianificare il futuro, un fenomeno che la letteratura sociologica definisce come la follia del presentismo.
L’attività professionale dell’autore come personal trainer influenza in modo determinante la genesi dell’opera. La consuetudine con concetti quali la resistenza, la gestione dello sforzo e il rigore fisico si riflette in una scrittura musicale tesa, che non concede spazio a digressioni superflue. Le influenze stilistiche affondano le radici in un alveo familiare dove il rock è stato vissuto non soltanto come genere d’ascolto, ma come vera e propria modalità di reazione agli eventi della vita.
Il nome d’arte stesso racchiude la filosofia del progetto: il termine unisce l’abbreviazione della parola papà alla condizione di perenne attività espressa dal vocabolo inglese, mentre il punto tipografico inserito tra i due elementi simboleggia graficamente un baricentro ideale, uno spazio necessario alla tutela della riservatezza e alla stabilità emotiva.
La struttura dell’album riproduce idealmente lo sviluppo di una giornata, con le sue oscillazioni termiche ed emotive, mettendo a confronto i ricordi dell’infanzia legati agli spazi della crescita della provincia con le responsabilità complesse dell’età adulta.
“Ancora qui” funge da apertura del lavoro, introducendo il tema della nascita della figlia come un elemento di rottura rispetto alle incertezze quotidiane. La traccia si sviluppa sulla contrapposizione tra le difficoltà esistenziali e la ricerca di un baricentro emotivo, identificato nella figura della bambina, che diventa uno scudo protettivo nei confronti delle pressioni esterne.
Il secondo brano, “L’infinito”, si focalizza sulle inquietudini precoci e sugli interrogativi di natura spirituale che caratterizzano la giovinezza, trovando una risoluzione concreta nel contatto umano e nella condivisione degli affetti, elementi capaci di sospendere temporaneamente la percezione del decorso temporale.
In “15 settembre”, l’attenzione si sposta sulla data simbolo della paternità. Il testo descrive lo smarrimento e il senso di responsabilità di fronte alla nascita, delineando il timore del distacco futuro e la promessa di una presenza costante come testimonianza di autenticità.
La title track, “Io sono euforia”, rappresenta il momento di massima spinta cinetica dell’album. Ambientato in una dimensione notturna e veloce, il pezzo affronta la necessità di convertire le complessità e il dolore in una forma di espressione creativa, accettando l’esposizione emotiva come uno stato naturale.
“È un segreto” analizza i disturbi del sonno e l’insonnia generati dalle tensioni quotidiane. La metafora del controllo del respiro descrive lo sforzo di nascondere le proprie fragilità per proteggere l’ambiente familiare, individuando nella composizione musicale lo strumento per dare un nome alle proprie zone d’ombra.
L’album si chiude con “Into the Wild”, un brano dalle atmosfere cinematografiche che evoca l’immagine del distacco e del ritorno a una dimensione primordiale. La traccia esprime l’esigenza di conquistare uno spazio proprio, lontano dalle convenzioni, dove l’affetto filiale si configura come l’unico vero punto di riferimento.
L’opera si congeda dall’ascoltatore non con una celebrazione del successo o della performance, ma con una riflessione sulla necessità del limite. In un contesto sociale in cui i genitori si trovano spesso schiacciati tra le scadenze lavorative e la reperibilità digitale, la proposta dell’artista si orienta verso la valorizzazione della presenza reale. Il messaggio finale non mira a idealizzare la realtà nascondendone le difficoltà, ma punta a dimostrare la possibilità di mantenere attiva la capacità di stupirsi anche di fronte alle complessità del quotidiano, definendo la capacità di rimanere fedeli a sé stessi come il vero obiettivo da perseguire.
Scritto da: WebLive TV
Music & Media Press Elisa Serrani
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