Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
play_arrow
WebLive Radio Update your mind!
Durante la pandemia, mentre il Paese faceva i conti con attività chiuse, famiglie in difficoltà e un senso sempre più diffuso di smarrimento, Melamanouche ha iniziato a scrivere “L’apparecchio del Carnevale”. Il brano è una riflessione profonda sulla recita sociale, sui sacrifici familiari e sul rischio di perdere la propria identità per restare imprigionati dentro a un ruolo prestabilito.
Il brano porta dentro la fatica di tenere in piedi un’apparenza accettabile quando la realtà si restringe, il bisogno di mostrarsi forti mentre sottopelle passano paura, rinunce, stanchezza e conti da far tornare. Il carnevale del titolo non coincide affatto con la festa, bensì con il suo apparato, con tutto ciò che impone di restare in scena anche quando non ci sarebbe più nulla da esibire. Le lenzuola sono ancora di seta e le scarpe di pelle mia vera canta l’artista milanese, descrivendo in poche ma miratissime parole una compostezza che resiste, una facciata che non vuole cedere, il tentativo di salvare il visibile mentre il resto si assottiglia.
Dentro questa immagine c’è anche il lavoro silenzioso di molti genitori, la loro ostinazione a difendere per i figli uno spazio di possibilità perfino nei momenti peggiori. E lì, in quella tenacia quotidiana, il brano riconosce come unico valore autentico quello di continuare a lottare per il proprio bambino interiore o per i propri figli reali. Il testo tocca poi un altro punto delicato del presente: Se sui social sei un’altra persona, non cercare di viverla ancora è il verso che porta il discorso nel momento in cui l’identità esibita chiede continuità e la rappresentazione finisce per occupare anche ciò che dovrebbe restare privato, lontano dalla pubblica esposizione.
In questo senso, il carro del Carnevale diventa davvero un ingranaggio di pensieri e azioni che tengono in piedi un mondo apparente, levigato, brillante, eppure molto meno solido di quanto voglia sembrare. È anche in questo passaggio che il pezzo smette di essere soltanto racconto individuale per farsi ritratto di costume. La pressione a costruire una versione spendibile di sé, a mantenerla credibile e continua, è infatti una delle richieste più pervasive del presente. Melamanouche la coglie senza attenuarne l’asprezza e la riporta dentro una scrittura che, pur dialogando con il teatro da cui proviene, finisce per immortalare una questione pienamente contemporanea.
Tutta la vita sentiamo il dovere di continuare a mostrarci felici, forti, disinibiti, perfetti dichiara l’artista, ma la vera forza è un passaggio di testimone tra noi stessi e la nostra anima. L’unico modo per non impazzire è accettare i nostri limiti e le nostre ombre. La riflessione si fa ancora più dura nel finale: Se i quattrini guadagnati in un mese non basteranno per il materiale, sarà il mio corpo a sostituire l’apparecchio del Carnevale. Qui la canzone si stringe attorno alla sua dimensione più aspra: quando il denaro non basta, resta il corpo come ultima risorsa e ultimo sacrificio.
Dentro questa materia entra anche la storia personale dell’artista. Melamanouche riconosce nel brano il rapporto con i propri genitori, la loro emigrazione dal Sud, il racconto di una madre bambina che trasportava bidoni del latte al mattino. Da qui prende forma anche l’immaginario visivo che accompagna la release: una fotografia della mamma da piccola, raccolta e osservata come una traccia concreta di ciò che è stato e di ciò che, da quei sacrifici, è diventato possibile. Sul piano musicale, “L’apparecchio del Carnevale” sceglie una direzione precisa: una ritmica vicina alla rumba, con rimandi al flamenco e al jazz manouche, cifra distintiva dell’artista.
La produzione musicale è firmata da Gabriel Otoya, mentre il suono si completa con la chitarra solista di Federico Bertolasi, il contrabbasso di Raffaele Romano e le percussioni di Davide Borgonovo. Melamanouche, al secolo Paola Passarello, è cantautrice e musicista di formazione teatrale. I suoi brani si ispirano alle melodie nostalgiche della canzone napoletana, studiando chitarra battente e reinterpretando con originalità le canzoni di Rosa Balestreri. Prima chitarrista a specializzarsi nello stile jazz manouche in Italia, si dedica alla diffusione del manouche come base di un nuovo swing europeo che unisca il bel canto italiano e le ritmiche della chitarra francese.
Scritto da: WebLive TV
Music & Media Press Elisa Serrani
Cosa c'è di meglio di una selezione musicale con il ritmo dentro?
close
In cucina accendi la radio e ascoltaci
17:00 - 19:00
Silenzio, arriva il country...
19:00 - 20:00
20:00 - 21:00
21:00 - 23:00
La musica e i suoi protagonisti
23:00 - 00:00
Tutti i diritti riservati. Make with love by EO Factory
Commenti post (0)