Nuovo Album

“Pieni di voi, vuoti di me”, disponibile negli store dal 23 ottobre il nuovo album di Crisso

today22 Ottobre 2026

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Quattro anni di lavoro, dodici tracce e un’intuizione: quanto sono lontani, davvero, un griot dell’Africa occidentale e un rapper contemporaneo? Secoli, geografie e contesti differenti separano due figure che affidano entrambe alla parola, al ritmo e alla narrazione il compito di raccontare il proprio tempo. Una parentela antica e sorprendentemente attuale, che sta alla base del nuovo progetto discografico del rapper, cantautore e compositore casertano, sviluppato cercando musicisti e griot con cui mettere in dialogo il proprio linguaggio con la kora e con alcune delle tradizioni musicali dell’Africa occidentale.

L’incontro tra la kora e la tradizione dei griot

Crisso si innamora della kora circa quattro anni fa. Lo strumento, un’arpa a 21 corde profondamente legata alla cultura mandinga e alla tradizione dei griot, lo porta ad approfondire il mondo da cui proviene e, progressivamente, a riconoscere in questa antica figura di narratore e custode del patrimonio orale delle proprie comunità qualcosa di sorprendentemente vicino alla propria esperienza di rapper.

Il griot custodisce e tramanda attraverso parola e musica genealogie, storia e identità delle popolazioni dell’Africa occidentale. Il rapper nasce in un altro tempo e in un altro contesto socio-culturale, ma affida a sua volta alla voce, alla scrittura e al ritmo il racconto del presente, dell’appartenenza, del conflitto e dell’esperienza individuale.

Su questa prossimità, e non sulla semplice fusione di due generi, Crisso affonda le radici del suo nuovo album.

Le collaborazioni internazionali del progetto discografico

Per realizzarlo ha cercato musicisti con storie, provenienze e linguaggi differenti. Alcuni appartengono direttamente alla tradizione dei griot; altri hanno dedicato una parte importante del proprio percorso alla musica dell’Africa occidentale. Voci e strumenti diversi, riuniti in un disco che intreccia Paesi e culture senza perdere la centralità della scrittura di Crisso.

Tra loro c’è Jabel Kanuteh, nato in Gambia in una famiglia dalla quale eredita il ruolo di griot e avvicinatosi alla kora fin dall’infanzia. Con lui Crisso ha realizzato “Cuore Griot”, primo singolo estratto dall’album e pubblicato nel luglio 2026, e “Uruk-hai”.

C’è Adama Koeta, nato a Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso, in una famiglia di griot e cresciuto tra balafon, percussioni, n’goni, kora e repertorio mandingo. Compare in “Djala”, insieme ad Arnaud Fillion.

C’è Founé Sow, artista di radici senegalesi e maliane, cresciuta in una famiglia musicale e attiva tra voce, kora e repertorio contemporaneo, che presta voce e presenza alla title track.

E c’è Miriam Lieberman, cantautrice e musicista australiana che ha incontrato la kora durante i propri soggiorni nell’Africa occidentale e ne ha approfondito lo studio tra Guinea e Mali, arrivando a studiare anche con uno dei massimi interpreti dello strumento, Toumani Diabaté. È sua la voce di “Much as I Try”.

Tra le collaborazioni figura inoltre Badara Seck, artista senegalese coinvolto in “La danza della pioggia”, insieme ad Afro D-King, Tania She, Steve Alkebulan, Ameh Fashi, Littel Inossah e agli altri musicisti che allargano il perimetro del progetto ben oltre quanto suggerito dall’etichetta “rap”.

La commistione sonora e la riflessione sul viaggio

Perché, musicalmente, “Pieni di voi, vuoti di me” non sceglie un genere nel quale farsi contenere, ma mette sullo stesso piano rap, kora, elettronica, strumenti tradizionali, scrittura d’autore e aperture rockeggianti che ne modificano continuamente sound e atmosfera, lasciando che ogni brano trovi il proprio equilibrio senza perdere coerenza.

La kora attraversa il disco accanto a beat hip hop, elettronica, chitarre, archi, sax, percussioni, flauto irlandese e voci provenienti da tradizioni differenti. A cambiare da una traccia all’altra è anche il rapporto tra questi elementi: in alcuni episodi la componente africana prevale grazie alla kora e alle voci degli ospiti, in altri il rap, la canzone d’autore o una spinta più vicina al rock.

La ricerca sonora, però, è soltanto una parte del progetto; il resto passa da ciò che Crisso incontra e da come quell’esperienza finisce per modificare il modo in cui guarda non solo il mondo, ma prima di tutto sé stesso. Il titolo dell’album nasce infatti dal confronto tra ciò che l’artista vede e ciò che, tornando a sé, comincia a percepire diversamente.

Nella title track il contrasto è immediato: a migliaia di chilometri dalla propria famiglia, davanti a condizioni materiali lontanissime dalle proprie, il protagonista osserva chi non possiede quasi nulla e riesce ancora a sorridere, mentre riconosce e fa i conti con le proprie ambizioni, il superfluo e una libertà che continua a rincorrere senza mai riuscire ad afferrarla davvero.

Lo sguardo occidentale e le contraddizioni del presente

Il viaggio, anziché ridursi a una cartolina dell’Africa o al pretesto per raccontare una presunta purezza contrapposta all’Occidente, diventa così anche un confronto con il proprio modo di guardare ciò che è diverso, con i privilegi che spesso si danno per acquisiti e scontati e con le contraddizioni che emergono quando ci si trova dall’altra parte. Crisso registra differenze e ingiustizie, ma non si mette mai al riparo da ciò che racconta: osserva quello che vede e, nello stesso momento, interroga anche la posizione da cui lo sta guardando. Per questo, “Pieni di voi, vuoti di me” non idealizza ciò che incontra e non assolve chi guarda.

Una contrapposizione che ritorna in più punti del disco, assumendo ogni volta forme diverse.

In “La danza della pioggia”, con Badara Seck, Crisso parte dal privilegio elementare di avere un tetto e un piatto caldo per arrivare alle contraddizioni di un Occidente capace di accumulare ricchezza, finanziare guerre e poi voltarsi dall’altra parte o fermarsi a uno sguardo superficiale, approssimativo e spesso tardivo.

In “Petricore” convivono terre ferite, guerre combattute anche in nome della religione, povertà, bracconaggio e un ritornello che continua ostinatamente a cercare nella danza una possibilità di ripartenza.

L’esperienza in Ghana e le parole dell’artista

E in “Obroni”, realizzata con Littel Inossah & Family, l’esperienza in Ghana ribalta definitivamente la prospettiva. È Crisso stesso a essere lo straniero, l’“obroni”, l’uomo bianco che arriva da fuori e si ritrova a osservare (e a essere osservato) da una posizione completamente diversa da quella abituale. Crisso atterra da Fiumicino, attraversa Accra, osserva i kayayei, i bambini nelle piantagioni, i predicatori, le strade, le richieste di denaro della polizia e lo spaesamento di essere, per una volta, lui stesso il forestiero. Ma il brano non risparmia neppure il viaggiatore occidentale. Nell’outro compare l’immagine volutamente impattante di chi fotografa un bambino nero perché quella fotografia genererà like: una provocazione che sposta lo sguardo da ciò che viene osservato a chi osserva e, soprattutto, al modo in cui sceglie di farlo.

Perché una delle lezioni di vita che Crisso ha meglio appreso viaggiando, è che riempirsi di ciò che si incontra significa anche accorgersi di quanto spazio fosse occupato, prima, da cose che improvvisamente smettono di sembrare così essenziali.

“Questo è il mio progetto più grande, quello a cui ho dato davvero tutto – racconta Crisso –. Ci ho lavorato per quattro anni, cercando musicisti che potessero dare un contributo reale a quello che avevo in mente e lasciando che il disco cambiasse anche me lungo il percorso. Volevo mettere in relazione il mio modo di scrivere con la kora, con i griot e con culture che mi affascinano da sempre, senza limitarmi a prenderne il suono in prestito. ‘Pieni di voi, vuoti di me’ raccoglie tutto questo, ma anche quello che quei viaggi, quegli incontri e quelle persone mi hanno lasciato. Se riuscirà ad arrivare a chi saprà ascoltarlo senza fermarsi alla superficie, sentirò di aver restituito almeno una parte di quello che io stesso ho ricevuto”.

Un lavoro iniziato da una curiosità che accompagna Crisso fin dall’infanzia e che, per la prima volta, occupa un intero progetto discografico. “Pieni di voi, vuoti di me” non conclude quella ricerca, ma ne rappresenta il primo approdo. Perché si può partire per conoscere un luogo, una cultura, una musica e scoprire, alla fine del viaggio, che ciò che è cambiato di più è il modo in cui si guarda ciò da cui si era partiti.

A seguire, tracklist e track by track del disco.

La tracklist completa dell’album

“Pieni di voi, vuoti di me” – Tracklist:

  1. Aire (feat. Tania She)

  2. We Can (feat. Afro D-King)

  3. Cuore Griot (feat. Jabel Kanuteh)

  4. Djala (feat. Adama Koeta & Arnaud Fillion)

  5. Uruk-hai (feat. Jabel Kanuteh)

  6. Pieni di voi, vuoti di me (feat. Founé Sow)

  7. La danza della pioggia (feat. Badara Seck)

  8. Live Your Life (feat. Steve Alkebulan – Prod. Nexo)

  9. Much as I Try (feat. Miriam Lieberman)

  10. Petricore (feat. Ameh Fashi)

  11. Welcome to Ghana

  12. Obroni (feat. Littel Inossah & Family)

Guida all’ascolto delle prime tracce

“Pieni di voi, vuoti di me” – Track by track:

L’ingresso nel disco non concede preamboli. La voce di Tania She apre “Aire” prima che Crisso entri con una delle scritture più dure dell’album: guerra, politica, civili uccisi e Gaza compaiono all’interno di una strofa che alterna riferimenti alla cronaca, cultura hip hop e immagini volutamente urticanti. “Aire” chiarisce immediatamente una delle intenzioni del progetto: le sonorità legate ad altre culture non vengono utilizzate per addolcire il rap di Crisso, ma convivono con una scrittura che affronta ciò che accade nel presente senza alleggerirne il peso.

Il ritornello di Afro D-King affida alla musica quattro possibilità: far cantare, far ballare, cambiare il mondo, farlo pensare. Crisso risponde con una strofa più ironica e leggera, piena di riferimenti contemporanei e appoggiata su un groove molto più aperto rispetto ad “Aire”. “We Can” porta il disco su un terreno più luminoso e ritmico, senza rinunciare a ciò che vuole dire.

“Cuore Griot” è il brano che dichiara più apertamente l’asse concettuale del progetto. Con il griot gambiano Jabel Kanuteh, Crisso racconta identità, provenienza e appartenenza: “non dimentichiamo da dove veniamo”, mentre la kora diventa esplicitamente parte della narrazione. Pubblicato come primo singolo nel luglio 2026, è il punto nel quale l’intuizione che ha originato l’album prende per la prima volta una forma: il rapper incontra il griot senza tentare di imitarlo e porta il proprio linguaggio accanto al suo.

Dalla fratellanza alle radici hip hop

“Djala” sposta il racconto sulla fratellanza. Crisso parte dai ricordi di una crescita condivisa, attraversa famiglie che si sfaldano, amicizie che il tempo rende più difficili e precarietà sia economiche che emotive, fino a individuare nella presenza dell’altro una forma di resistenza: due persone che, pur senza essere sempre d’accordo, possono ancora “formare un esercito pronto ad uscire dal fango”. L’incontro tra mondi assume così una dimensione preziosa: prima delle culture, ci sono i legami.

Jabel Kanuteh torna in uno dei brani più dichiaratamente rap del disco. “Uruk-hai” è street, ironica, piena di riferimenti alla cultura pop e hip hop: da Kirikù a Kunta Kinte, Mac Miller, Guru, Compton, Sinner, Harry Potter e Duolingo. In una scrittura volutamente più ludica entra però anche l’esperienza diretta di Crisso, che cita il percorso “da Caserta a Banjul” e rivendica la distanza tra ciò che ha vissuto e un’appropriazione costruita per moda. È il pezzo che ricorda con maggiore evidenza da dove arriva artisticamente Crisso: prima di qualsiasi definizione world, resta un rapper.

La title track “Pieni di voi, vuoti di me” è il centro intimo e concettuale dell’album. Con Founé Sow, Crisso mette in parole il ribaltamento prodotto dall’incontro con una realtà distante dalla propria. Le barriere cambiano significato, il superfluo perde valore e la distanza da casa diventa uno specchio attraverso cui misurare ciò che si possiede e ciò che, interiormente, continua a mancare. Il titolo nasce proprio da questa contraddizione: essere materialmente pieni e sentirsi vuoti davanti a chi possiede meno e sembra conservare qualcosa che non può essere acquistato.

Il senso del privilegio e la ricerca interiore

Con Badara Seck, “La danza della pioggia” entra nel terreno del privilegio e delle responsabilità collettive. Crisso parte da ciò che nella quotidianità occidentale viene quasi dato per scontato (un tetto, un pasto, la possibilità stessa di stare dietro a un microfono) e lo mette accanto a guerre, disuguaglianze, accumulo della ricchezza e antinomie politiche. La seconda strofa alza ulteriormente il tiro: pace invocata mentre si finanziano armi, indignazione intermittente, libertà continuamente esposta al rischio di essere negata. Il titolo conserva l’immagine della danza, ma sotto di essa il brano pone una domanda: da quale posizione osserviamo il dolore degli altri?

Dopo diversi brani rivolti verso l’esterno, “Live Your Life” riporta Crisso dentro sé stesso. L’artista mette mano alle proprie priorità, all’inquietudine, all’ansia, alla sensazione di avere inseguito obiettivi incapaci di restituirgli ciò che cercava. “Quante calorie bruciate ad inseguire il nulla”, scrive, prima di arrivare a un ritornello che racconta l’urgenza di vivere mentre se ne ha ancora il tempo. L’intervento di Steve Alkebulan e la produzione di Nexo aprono il pezzo a un respiro differente, senza allontanarlo dalla dimensione autobiografica.

Con Miriam Lieberman, “Much as I Try” racconta un legame che resiste alla possibilità della separazione. Il mare attraversa l’intera scrittura: correnti, distanze, onde, rotte e ancore diventano il lessico attraverso cui Crisso esprime un sentimento che non riesce a lasciare andare. La voce di Lieberman risponde in inglese e porta il brano verso l’incontro tra songwriting e world music. Nell’album più aperto geograficamente di Crisso, una delle distanze più difficili da percorrere rimane quella tra due persone.

Ripartire dalla terra fino all’epilogo in Ghana

“Petricore” prende il nome dall’odore che sale dalla terra dopo la pioggia e utilizza quell’immagine come possibilità di rinascita in uno dei testi più visivi del disco. Terre ferite, alberi, guerra, religione, povertà, bracconaggio e figure quasi allucinate si susseguono nelle strofe, mentre Ameh Fashi apre e riprende il brano con parole che annunciano un nuovo giorno e una nuova opportunità. Nel ritornello si continua a danzare non perché la sofferenza scompaia, ma per ricominciare nonostante la sua presenza. È uno dei pezzi in cui si condensa meglio il significato del disco: guardare ciò che fa male senza concedergli l’ultima parola.

“Welcome to Ghana” introduce l’ultimo tratto del disco e conduce direttamente a “Obroni”. È il passaggio che porta l’album nel luogo in cui una parte della ricerca di Crisso ha assunto una forma concreta: il Ghana, non più soltanto come riferimento geografico, ma come esperienza che entra nel punto di vista dell’autore.

L’album si chiude ribaltando definitivamente la prospettiva. “Obroni” è il termine con cui Crisso viene chiamato in Ghana: il bianco, lo straniero. Per una volta è lui quello che arriva da fuori. Il testo conserva nomi, luoghi, incontri e contrasti del viaggio: l’atterraggio da Fiumicino, Accra, le strade, i kayayei, le piantagioni, i predicatori, le richieste della polizia, il sentirsi osservato e riconosciuto immediatamente come altro. Poi lo sguardo torna su di lui e sull’Occidente da cui proviene: l’uomo sempre impegnato, mai sazio, capace persino di trasformare l’immagine di un bambino in materiale da social network.

“Pieni di voi, vuoti di me” termina così nel modo più coerente possibile: non spiegando l’altro, ma mettendo in discussione chi era partito per incontrarlo.

Note biografiche sull’artista

Cristian Biasin, in arte Crisso, è un rapper, cantautore e compositore casertano attivo tra musica d’autore, rap, elettronica e musica per immagini. Inizia il proprio percorso artistico a sei anni con lo studio del pianoforte, sviluppando nel tempo una formazione che unisce scrittura, produzione e ricerca sonora. Nel 2015 debutta con il nome d’arte Signor Dream, pubblicando gli album “Fuori Tutto Vol.1” e “Fuori Tutto Vol.2”. Nel 2019 inaugura una nuova fase artistica con il progetto Crisso e pubblica il disco “Zugzwang”, anticipato dal singolo “Apologia”. Seguono “Mai Stati Uniti”, “Malatesta”, “Paga” e “L’artista”, fino al terzo album “Porto Pazienza”, rilasciato nel 2022 e riproposto in versione strumentale l’anno successivo.

La sua scrittura affronta temi sociali, identitari e introspettivi muovendosi tra rap, canzone d’autore e sperimentazione sonora. Parallelamente all’attività discografica, Crisso approfondisce il proprio percorso accademico conseguendo con il massimo dei voti e lode il Diploma Accademico di II Livello in Composizione di Musica Elettronica e successivamente il Master Internazionale in Musica Applicata alle Immagini. Completa la propria formazione attraverso masterclass con esponenti della musica contemporanea tra cui Mari Kimura, John Chowning e Aubrey Whitfield.

La sua attività si estende alla composizione per cinema e audiovisivo, con musiche originali per cortometraggi e progetti multimediali e una ricerca che integra linguaggi elettronici, orchestrali e contemporanei. Nel corso della carriera le sue opere sono state selezionate e premiate in concorsi e festival nazionali e internazionali, tra cui Musicultura, l’International Electronic Music Competition di Shanghai, l’International Computer Music Conference 2022, il Premio Franco Califano, il Proscenium Festival, il Premio Carlo Gargioni e il Narnia Festival, dove ottiene una menzione d’onore per la colonna sonora.

A luglio 2026 pubblica “Cuore Griot”, primo capitolo di “Pieni di voi, vuoti di me”, il progetto full length con cui rap, composizione e ricerca musicale incontrano la kora e alcuni dei musicisti legati alle tradizioni dell’Africa occidentale. Con “Pieni di voi, vuoti di me”, Crisso porta a compimento una parte importante della propria ricerca artistica, facendo convergere scrittura, composizione, formazione accademica e interesse per linguaggi musicali lontani dai confini tradizionali del rap. Un percorso che continua a muoversi tra studio, sperimentazione e necessità di raccontare il presente attraverso forme sempre diverse, ma riconoscibili e coerenti tra loro.

Scritto da: WebLive TV

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