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Shaza rilegge “Don’t Look Back In Anger”: l’inno degli Oasis diventa un dialogo intimo con il tempo

today10 Febbraio 2026

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A trent’anni dalla pubblicazione, “Don’t Look Back In Anger” non ha perso un grammo della sua presa generazionale. Il capolavoro di Noel Gallagher non è mai diventato una reliquia del passato, restando tutt’oggi un punto di riferimento anche per chi, nel 1996, non era ancora nei pensieri del tempo. È dentro questa appartenenza che Shaza, cantautrice comasca classe 2007, riapre il dialogo con il brano, dandone una rilettura di segno opposto, da una prospettiva radicalmente divergente.

Ascolta su Spotify.

Una rilettura che scava dentro il mito Britpop

Quella di Shaza non è una cover né, tantomeno, un omaggio calligrafico. È, al contrario, un rigoroso lavoro di scavo. L’artista prende uno dei simboli più pervasivi del Britpop e lo conduce fuori dal perimetro degli stadi, dei singalong da pub e dei finali catartici di setlist, trascinandolo dentro la penombra di una stanza.

L’enfasi si spegne, la voce si abbassa e il brano recupera una dimensione raccolta, quasi crepuscolare, privata di ogni velleità corale e della tracotanza degli anni Novanta. A guidarlo è una precisione millimetrica, quella che appartiene solo a chi ascolta e interiorizza.

Una generazione tra iperconnessione e solitudine

Il contesto in cui questa rilettura prende forma è quello di una generazione sospesa tra iperconnessione e isolamento percepito. Secondo i dati ISTAT, oltre un terzo degli adolescenti italiani sperimenta quotidianamente una forma di esclusione sociale.

In questo quadro, la versione di Shaza metabolizza una sensibilità specifica che non rinnega il passato ma rifiuta di restarne prigioniera. “Don’t Look Back In Anger” diventa così una sorta di termometro emotivo del presente, un punto di contatto tra l’eredità di un mito musicale e il bisogno contemporaneo di riconciliazione individuale.

L’interpretazione di Shaza tra musica e formazione artistica

Sul piano interpretativo, Shaza, studentessa al liceo artistico, modula la sua voce con la stessa cura con cui gestisce i colori sulla tela. Il centro del pezzo non è più la rabbia, ma la grana bianca di quella stessa tela che riemerge quando il colore viene raschiato via.

È l’accettazione del tempo che è stato, la pace fatta con l’irrimediabile.

«Avvertivo l’urgenza di rileggere questo brano spogliandolo della sua veste pubblica per portarlo a una dimensione più intima, più vicina alla mia verità – racconta l’artista –. Non c’è alcuna volontà di sostituirsi all’originale, bensì il desiderio di dialogare con ciò che rappresenta oggi, nel mio quotidiano. È il mio modo di osservare il passato senza lasciarmi consumare. Ed è, in fondo, un dialogo con il tempo».

Un nuovo capitolo nel percorso della giovane cantautrice

Il singolo, prodotto da Massimiliano Cenatiempo, segna un punto di assestamento nel percorso della giovane cantautrice, in cui la sua formazione multidisciplinare confluisce in un’interpretazione attenta alle pause e alle sfumature.

Il videoclip ufficiale, concepito come capitolo visivo del progetto, verrà rilasciato nelle prossime settimane, seguendo una temporalità più dilatata che si oppone alla logica dei consumi digitali immediati.

In questa rilettura, l’inno degli Oasis cessa di essere un coro da stadio e torna a farsi soliloquio, quasi un segreto. Shaza ricorda che, talvolta, per riuscire ad andare avanti è necessario prima saper sostare con dignità davanti a ciò che abbiamo lasciato alle spalle, senza alcuna rabbia.

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Scritto da: WebLive TV

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